Se potete scegliere tra essere Giusti o essere Gentili… siate Gentili

“Se potete scegliere tra essere giusti o essere gentili…, siate gentili.”

Nel film Wonder, questa frase viene scritta dal prof. Browne sulla lavagna.
Questa frase mi ha colpito, non so a voi, ma a me suona strana. 

“Se potete scegliere tra essere giusti o essere gentili…, siate gentili.”
Può la gentilezza diventare prioritaria rispetto alla giustizia?

La gentilezza è una delle 6 virtù che 
Peterson e Seligman hanno individuato come caratteristiche delle persone che vivono contente e soddisfatte.

la gentilezza è la delizia più grande dell’umanità

Marco Aurelio

In un’intervista ad Aldous Huxley chiesero quale ritenesse la tecnica più efficace per trasformare la propria vita.

Dopo anni di ricerche e sperimentazione devo dire che la risposte migliore è:
Prova ad essere un po’ più gentile

Penso sia arrivato il momento di rispondere a 3 domande:

  • cos’è la gentilezza?
  • la gentilezza è veramente una forza in grado di rendere migliore la vita delle persone?
  • la gentilezza si può apprendere?

Il termine gentilezza è in forte crisi d’identità, confondiamo gentilezza per atto di cortesia.

Viene scambiato per un dovere della buona educazione “devi essere gentile”
ma corriamo il rischio di cadere nel raffreddamento globale dei rapporti umani.

Nella nostra epoca, la gentilezza è quasi un tabù, viene data maggiore importanza a valori come efficienza e profitto rispetto a valori come rapporti genuini e calore umano.

Piero Ferrucci nel libro
“la forza della gentilezza” ► https://amzn.to/37hKHt8
da una definizione poetica che mi piace molto:

La gentilezza è ciò che vorremmo trovare mentre siamo impegnati sugli aspri cammini della vita.

Una parola di comprensione, un sorriso, un incoraggiamento
qualcuno che ci ascolta o che ci sta vicino in un periodo difficile
oppure colui che capisce ciò di cui abbiamo bisogno senza chiedere nulla in cambio.

Ricevere atti di gentilezza ci fa stare bene…

riesci a ricordare qualche atto di gentilezza che hai ricevuto?

Io… ricordo un episodio, sul quale ora ci rido sopra,
diversi anni fa, una estate di 20-25 anni fa,
mi trovavo in vacanza a 800km da casa.
La sera del 14 agosto siamo andati ad una festa in un paesino ad una 30na di km dall’alloggio, c’era una sagra con i fuochi d’artificio.
avevo l’auto nuova… il primo viaggio con la mia prima auto nuova,
proprio per andare in vacanza mi ero comprato
uno di quegli antifurti meccanici che bloccano i pedali del freno e dell’acceleratore.
Mi vergogno un po’ .. ero diffidente… 

tornato al parcheggio dell’auto, questa c’era ancora…
con il lucchetto di ferro che avevo messo… sfido a rubare la macchina…
ma… non riuscivo più a  sbloccare questo antifurto.
La serratura aveva un difetto, probabilmente di fabbrica,  ed avevo l’auto bloccata.
Di notte in un paese lontano dall’alloggio… allora non si usava il cellulare e non sapevo cosa fare.
Non ricordo chi, ma qualcuno si è prestato a darci un passaggio a casa,
il giorno dopo 15 di agosto
il vicino ci ha accompagnato al paesino,
il pescivendolo davanti al quale avevo parcheggiato l’auto la sera prima,
ha aperto il negozio per darmi una presa di corrente e con il flessibile hanno tagliato l’antifurto.
Io non sapevo come ringraziare, ho offerto sicuramente una mancia che non penso nemmeno abbiano accettato.

Hanno aiutato un ragazzo, allora ero ragazzo, imbranato ed impacciato,
che era rimasto bloccato, in modo ridicolo, per proteggersi
dalle persone che ora lo stavano aiutando.
Il tutto questo senza pensare a nulla in cambio….

Questo è un atto di gentilezza…
ricordi di aver ricevuto un gesto di gentilezza?
Come ti ha fatto sentire?
Sono sicuro che se riesci a ripensare al tuo momento, anche al solo ricordarlo,
ti fa sentire meglio.

La gentilezza non è una generosità calcolata….
non è una cortesia interessata,
non è il saluto o il sorriso alla persona che si incontra aspettandosi che questo venga ricambiato.
Non è il piacere che io oggi faccio a te perchè
mi aspetto che domani tu
mi possa restituire il favore.
Non è nemmeno il gesto carino per fare bella impressione,
Non è il gesto del debole,
di chi è troppo buono e arrendevole e finisce per rimetterci.
Di quello che si sente “il vaso di coccio tra i vasi di ferro” dove la gentilezza diventa una forma di protezione.

La gentilezza non è un accessorio, è un modo di essere
è il gesto gratuito fatto per il gusto di aiutare.

Oltre a qualche episodio sporadico ed occasionale,
nella nostra società esiste la gentilezza?

Guardiamo televisioni, giornali, notizie… dubito riusciremo a vederla. 

Qualche gg fa al bar, ho sentito il discorso di due clienti al tavolino.
Nelle loro parole c’era cattiveria verso gli ultimi
temevano che questi da ultimi diventassero i primi,
temevano che il miglioramento delle condizioni degli altri
avrebbe portato inevitabilmente
al un peggioramento delle proprie.
non erano parole di gentilezza.

Sarebbe frettoloso ed ingiusto concludere che l’uomo sia di natura egoista e crudele,
la ricerca scientifica ci da una luce di speranza.
Di che pasta siamo fatti ?

  • L’etologo, Frans de Waal, premio nobel nel 2012 in una serie di esperimenti e ricerche, scopre che i bonobo, 
    i bonobo sono dei primate della famiglia degli ominidi,
    conosciuti col nome di scimpanzé nano sono capaci
    di una serie di comportamenti e sentimenti, quali altruismo, compassione, empatia, gentilezza.
  • Se gli scimpanzè sono troppo lontani da noi, Michael Tomasello psicologo americano ha condotto moltissimi esperimenti con i bambini fino ai due anni.
    Ha scoperto che i cuccioli d’uomo, ancora più di quelli di scimpanzé,
    sono disposti a mettere da parte il vantaggio individuale e ad aiutare generosamente il prossimo.
    Se un bambino dai 14 ai 18 mesi vede un adulto in difficoltà, anche se è la prima volta che lo incontra, si attiva per aiutarlo.
    Che si tratti di recuperare oggetti lontani dalla sua portata o aprire un armadietto se l’adulto ha le mani impegnate.
    Per Tomasello, nei bambini c’è una propensione spontanea a simpatizzare con qualcuno in difficoltà.
  • Per il neurobiologo Jaak Panksepp esiste un circuito cerebrale deputato alla cura e all’affetto degli altri. Quando doniamo un regalo si attivano le stesse zone neuronali di quando ne riceviamo uno. La gentilezza non solo esiste dentro di noi, ma c’è una zona del cervello che reagisce alla gentilezza offerta e a quella ricevuta. Basta riuscire ad attivare questi neuroni..

Allora siamo tendenzialmente buoni o cattivi?

E’ vero che siamo egoisti e competitivi, talvolta anche feroci e crudeli
Ma siamo capaci di compassione, di calore e di tenerezza.

Nelle notizie trionfa l’orrore, la crudeltà conquista le prime pagine perchè sorprende
ma ci piace pensare sia l’eccezione.
Il mondo va avanti perchè ogni giorno milioni di persone si prendono cura gli uni degli altri.
Pensiamo a genitori e figli,
il volontariato, in Italia oltre 5milioni di persone quasi il 10% si dedica ad attività di volontariato,
tante professioni hanno al centro la cura della persona, ed in molti casi prima di essere una professione è una vocazione, un genuino desiderio di aiutare.
quante persone ogni giorno sono di supporto ad un amico che è giù di morale

Ogni giorno troviamo la gentilezza sul nostro cammino.
Molti di noi sono gentili senza saperlo.
Fanno ciò che fanno senza chiamarlo gentilezza, solo perchè è giusto farlo cosi.

La verità è che un atteggiamento prosociale ci fa stare bene.
Ricordo che un’amica mi parlava di questo, del sentirsi bene mentre aiutava gli altri
e si chiedeva se non fosse una forma di egoismo.
Aiutare gli altri, per stare bene con se stessi.

Io NON concordo con questa visione,
lasciando da parte la generosità calcolata, la cortesia interessata e le eccezioni che sempre esistono,
penso che il piacere che si prova ad aiutare gli altri sia frutto dell’evoluzione della nostra natura e non dobbiamo spaventarci se questo ci fa star bene.

La ricerca scientifica lo conferma, le persone gentili sono più sane e longeve, più benvolute e produttive, hanno più successo negli affari, risolvono i conflitti con più facilità e si sentono più felici. 

Le persone gentili vivono una vita di qualità più elevata e finiscono per essere le più forti.
Ricerche svolte in posti diversi e culture diverse convergono a risultati simili…
le persone che nella loro quotidianità compiono atti di gentilezza ed altruismo si sentono più felici, hanno ricordi più belli, tendono ad avere meno motivi per lamentarsi e più motivi per gioire. Sono più soddisfatte della loro vita.


Allora, come aumentare il nostro livello di gentilezza?
I suggerimenti sono tanti, alcuni appaiono come semplici espedienti che fanno sorridere,
altre azioni complicate che non riusciremmo a mettere in campo,
penso che ci sia un problema di fondo.. una sorta di incantesimo.

Se ci dovessimo sforzare di compiere delle buone azioni,
che qualche osservatore esterno potrebbe magari chiamare atti di gentilezza,
con lo scopo di avere un ritorno in benessere… scatta l’incantesimo… non funziona.
Chi è gentile per educazione e ostenta buone maniere, chi lo è per convenienza e vede nella gentilezza il modo più rapido per ottenere qualcosa…. non beneficia della forza della gentilezza.
Allora forse è inutile dare le istruzioni per l’uso della gentilezza:

  • cedi il posto sull’autobus, sorridi e sii cortese quando incontri le persone,
    in coda al supermercato, se il cliente dopo di te ha poca spesa lascialo passare.
    Fallo anche se ha la faccia antipatica, se ti fissa con insistenza e non lo sopporti, scalpita e con le mani protese in avanti ti fa notare che ha solo due cose…

Al posto di dare i 10 gesti di gentilezza che cambieranno la vita…

come si origina la gentilezza?

  • la prima cosa è… rallentare ed osservare. Se andiamo di corsa, se abbiamo fretta, se non guardiamo attorno a noi non riusciamo ad accorgerci di ciò che ci sta attorno.
  • la seconda è… ascoltare. Un ascolto attivo… in questo tendenzialmente gli uomini sono meno capaci delle donne. Capita spesso che mentre qualche d’uno ci parla noi siamo già proiettati nella risposta. Siamo pronti a dare il nostro consiglio, mettiamo al centro l’IO… ma forse la persona cercava conforto non soluzioni.
  • la terza è… sensibilità. La sensibilità è la capacità di percepire attraverso i sensi, e non sempre abbiamo la capacità, la volontà, il tempo di immedesimarci nell’altro, di entrare in contatto con l’altro per sentire cosa l’altro prova.

La Gentilezza è la capacità di rallentare, osservare, ascoltare, comprendere…
per arrivare a dare senza aspettarsi nulla in cambio.

Anche un semplice gesto di cortesia fatto col cuore, un sorriso, una stretta di mano, dare valore anche agli incontri occasionali, calarsi nella prospettiva altrui, rendere piacevole e accogliente il posto dove stiamo diventa nutrimento per il benessere di chi dona e di chi riceve.

se l’argomento ti è piaciuto ti consiglio il libro
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